Alla chiusura del Giubileo 2025, una domanda che interpella la Chiesa e ciascuno di noi

Il 6 gennaio, con la chiusura della Porta Santa in San Pietro, si concluderà ufficialmente il Giubileo ordinario della Chiesa cattolica. Nella nostra Diocesi, la celebrazione è avvenuta il 28 dicembre con una solenne liturgia presieduta dal Vicario Generale, Mons. Franco Agnesi, insieme ai parroci e ai rettori delle 15 chiese giubilari. Un gesto che ha voluto esprimere il legame profondo tra il Giubileo vissuto da decine di migliaia di persone in terra ambrosiana e quello celebrato a Roma, attraverso pellegrinaggi e il passaggio delle Porte Sante.

Ma ora che le porte si chiudono, che cosa resterà?

Non bastano i numeri – oltre 30 milioni di pellegrini – né le opere pubbliche, né l’indotto economico, né le sfide organizzative affrontate. Non bastano musei, mostre, eventi artistici. Tutto questo racconta il Giubileo, ma non ne svela il cuore.
Papa Francesco ha voluto che fosse l’Anno dei “Pellegrini di speranza”. Speranza: parola semplice, ma oggi rivoluzionaria. In un tempo ferito da guerre, ingiustizie, violenze e indifferenza, il Giubileo ci ha provocato a credere che la speranza non è un’illusione, ma una responsabilità.
Abbiamo vissuto momenti straordinari:
  • la presenza di due Pontefici, con la fragilità e la morte di Francesco e la gioia di conoscere Leone;
  • la canonizzazione di Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati, due giovani che parlano al cuore delle nuove generazioni;
  • il pellegrinaggio di innumerevoli diocesi alla tomba di Pietro;
  • i Giubilei delle diverse categorie, il Giubileo dei Giovani, dei Poveri, dei Carcerati…
Anche la nostra Comunità Pastorale ha camminato: pellegrinaggi a Roma e nelle chiese giubilari, il Giubileo, dei giovani, il pellegrinaggio comunitario a Seveso, il pellegrinaggio a Lourdes … La Diaconia ha cercato di dare a tutti la possibilità di vivere questo tempo di grazia e ricevere l’indulgenza, per un vero rinnovamento spirituale.

E ora? Quale eredità ci lascia il Giubileo?

Non possiamo ridurlo a un ricordo o a una cronaca. Il Giubileo ci consegna una sfida: tradurre la speranza in scelte concrete. Per il mondo, significa lavorare per un futuro più giusto e sostenibile, favorendo il dialogo e affrontando insieme le grandi sfide globali. Per i credenti, significa accogliere l’urgenza di una rinascita spirituale e umana: superare divisioni, ascoltare, accogliere, servire.
La chiusura delle Porte Sante non chiude il cammino. Al contrario, lo apre. Il Giubileo ci ricorda che siamo chiamati a vivere ogni giorno con la gioia e la consapevolezza del dono ricevuto. La vera domanda è: saremo pellegrini di speranza anche domani?

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