Non la perfezione, ma il coraggio. L'intelligenza di seminare sempre.

Nelle settimane di luglio e agosto mi farò aiutare da alcuni dei “Detti dei Padri del deserto”. Si tratta di brevi insegnamenti, molto efficaci e incisivi. Sono stati raccolti dalla sapienza di uomini e donne del IV-V sec. d.C. che avevano scelto di seguire Cristo rifugiandosi, come eremiti, nel deserto egiziano. Poche parole, ma ricche di fede e di vera e salda sapienza evangelica. Ecco quello di questa settimana:

Un fratello disse all'Abate Pastor: due uomini facevano i contadini e vivevano in un villaggio. 
Uno di loro, seminando raccolse frutti scarsi e di cattiva qualità, 
l'altro, trascurando la semina, non raccolse assolutamente nulla. 
Qualora venisse la carestia, chi dei due può trovare scampo? 
Il confratello rispose: Colui che fece il raccolto, per quanto scarso e brutto. 
Il vecchio gli disse: Così anche noi gettiamo pochi semi, 
anche se impuri, per non morire in tempo di carestia.
(dai Detti dei Padri del deserto, LXXVI)


MI piace molto conoscere il significato delle parole e la loro origine. Questo “Detto dei Padri del deserto”, me ne ricorda una che amo molto: “magnanimità”. La sua etimologia è semplice: significa “animo grande”, cuore grande, mente grande, spirito grande, fede grande … 


Ma chi è l’uomo magnanimo?


Chi, oggi, ha veramente il cuore grande? Ognuno di noi potrebbe avere la propria risposta lecita e intelligente, ognuno di noi associa qualche nome ben preciso.


Questo Detto dei Padri ci ricorda che la magnanimità consiste nell'essere coraggiosi e generosi nella semina. Il successo di un raccolto, infatti, non si giudica solo dalla quantità o dalla qualità, ma dalla buona volontà di chi getta il seme e dà inizio a una storia di bene e di vita.


È vero che il raccolto, quando è abbondante e di ottima categoria, crea ricchezza e soddisfazione, ma è vero anche che un raccolto, pur “scarso e brutto”, in tempo di carestia, può sfamare e salvare una vita 


Dei due contadini, l’uno trascura la semina e non raccoglie nulla, l’altro semina comunque, sfidando difficoltà e imperfezioni. Sarà la carestia, cioè la carenza, la difficoltà, l’asprezza delle condizioni, a dimostrare la straordinarietà del gesto della semina nonostante tutto e tutti!


Anche noi viviamo in una situazione in cui, spesse volte, sarebbe più facile arrendersi o aspettare condizioni migliori; il Vangelo ci ricorda, però, che ogni tempo è segnato dalla Grazia di Dio che porta a compimento ciò che la nostra buna volontà inizia. 


C’è chi vorrebbe tutto perfetto, c’è chi non sopporta nessun difetto, c’è chi pretende sempre. L’uomo di fede, invece, non si stanca di seminare: semina con sacrificio, con buona volontà, con sincerità di cuore e mette il futuro nelle mani di Dio.


O tutto  perfetto o niente”: a volte questa è la pretesa che serpeggia nella nostra testa e nel nostro modo di vivere. In realtà, la salvezza inizia sempre dalla buona volontà e da una retta intenzione; a volte è una piccola cosa non perfetta, ma piena di bene e di futuro. 


Raccogliamo questo invito, all’inizio di una settimana che ci porta alla Festa dell'Assunzione di Maria.


Maria Santissima ce lo ricorda: Dio porta la salvezza nel mondo a partire dall’umile, ma potente, buona volontà di un “Eccomi”! 


Maria sapeva di essere perfetta? No, ma ha avuto un cuore grande e generoso! 


È stata “magnanima”!


Buona Novena dell’Assunta. Il Signore conosce il cuore di ciascuno di noi e sa che possiamo essere straordinari, come ha avuto il coraggio di esserlo Maria. 


don Paolo

Foto di copertina realizzata con supporto AI da eRreVierRe communication. L’immagine è puramente illustrativa, non rappresenta la reale situazione descritta nell’articolo ed è utilizzata esclusivamente a scopo narrativo e di accompagnamento al testo.