«Che allegria c'è? Di che godono tutti costoro?»

Ed ecco, appunto sull’albeggiare, pochi momenti dopo che Lucia s’era addormentata, ecco che, stando così immoto a sedere, sentì arrivarsi all’orecchio come un’onda di suono non bene espresso, ma che pure aveva non so che d’allegro. Si pose in ascolto, e riconobbe uno scampanare a festa lontano; e più stando, intese pur l’eco del monte, che ad ora ad ora ripeteva languidamente il concento, e si confondeva con esso. Di lì a poco, ode un altro scampanìo più vicino, pure a festa; poi un altro.
– Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro? Che buon tempo hanno?
Balzò da quel covile di spini; e vestitosi in fretta a mezzo, andò ad aprire le imposte d’una finestra, e guardò. Le montagne erano mezzo velate di nebbia; il cielo piuttosto che nuvoloso, era tutto una nuvola cenerognola; ma, al chiarore, che pure andava a poco a poco crescendo, si discerneva nella via in fondo alla valle gente che passava sollecitamente, altra che usciva delle porte e s’avviava, tutti dalla stessa banda, verso lo sbocco, a destra del castello; e si poteva pur distinguere l’abito e il contegno festivo dei viandanti.  – Che diavolo hanno costoro? Che c’è d’allegro in questo maladetto paese? Dove va tutta questa canaglia?
(I Promessi Sposi, XXI)


«Che allegria c’è? Di che cosa sono contenti tutti costoro?» È il titolo della Lettera pastorale dell’Arcivescovo per questo nuovo Anno pastorale 2026/27, ma, in realtà, è la citazione delle parole dell’Innominato che, sentendo il frastuono della folla e lo scampanio festoso delle chiese, si fa proprio questa domanda: «Che diavolo hanno costoro? Che c’è d’allegro in questo maledetto paese? Dove va tutta questa canaglia?». Stava arrivando il Card. Federigo Borromeo in visita ai paesi del circondario di Lecco e l’Innominato, tormentato dal male e dal rimorso, si pone una domanda cruciale: “Perché sono contenti costoro?” L’Arcivescovo scrive che “La Chiesa è un popolo che si raduna, è convocato da una promessa di gioia, di benedizione, di sapienza. La gioia, la festa del popolo diventa suono festoso che raggiunge tutte le case, tutte le storie e tutte le inquietudini e le angosce. Così vorremmo essere: un invito alla gioia di Dio.”


Gli appuntamenti del prossimo Settembre (di cui vedete il programma su questo numero di Magis), mi piacerebbe vederli proprio così! Non giorni in cui rispettare riti e ricorrenze, ma occasioni per fare memoria e per testimoniare la gioia cristiana che ha una ragione ben precisa: il male è stato vinto dal Bene, la morte dalla Vita, la disperazione dalla speranza.


I cristiani non fanno festa perché sono “allegrotti e ingenui”, ma perché sanno di custodire una Speranza e di essere colmi di una Promessa. Per questo motivo, condividono la gioia.


Di che cosa sono contenti quelli di Carugo e di Arosio?


Stiamo attenti alla risposta! Ne va del senso di tutto.


Quelli di Arosio e di Carugo faranno festa perché custodiscono la Bellezza della fede, che diventa speranza e carità. 


Potrebbe esserci tanto divertimento, potremmo inventarci chissà che cosa, ma tutto si consuma e finisce. 


Con il Signore, invece, rimane nel cuore una certezza che ci permette di essere lieti, quella letizia garantita dalla vicenda e dalla forza di Gesù risorto!


Buon mese di settembre! Buon inizio a tutti! 


Ci sono possibilità proprio per tutti per riscoprire i motivi di una gioia vera e sincera, quella che viene da Lui.


Ritroviamoci per essere lieti e per condividere questa “santa allegria” con tutti, vicini e lontani!


Una preghiera e una benedizione ai nostri paesi.


don Paolo, Parroco

Foto di copertina realizzata con supporto AI da eRreVierRe communication. L’immagine è puramente illustrativa, non rappresenta la reale situazione descritta nell’articolo ed è utilizzata esclusivamente a scopo narrativo e di accompagnamento al testo.