San Francesco e noi

Iniziamo il mese di ottobre con la festa di San Francesco la cui figura, ancora oggi, è capace di ispirare, di attirare, di educare. La sua festa, che ritorna anche come ricorrenza civile, può aiutare anche noi che, pur vivendo a 800 anni dalla sua morte, attraverso la comunione dei santi, ci è contemporaneo. Che cosa ci direbbe, oggi?


Cari Arosiani e Carughesi,
ho sentito parlare della vostra bella e operosa terra  di Brianza che assomiglia alla mia cara Umbria dove sono nato, vissuto e ritornato a Dio.
Ci accomuna una grande fede che ha contraddistinto le città e i borghi dove abitavo e dove abitate voi. Ci accomuna anche un tempo segnato da guerre, contrapposizioni, liti, violenze. Io stesso sono stato cavaliere e ho fatto la guerra! Ma l’ho persa!
Il primo invito che vi faccio è di “scendere in battaglia” con coraggio e con audacia: la battaglia della stima, del perdono, della carità reciproca, della pazienza, della benevolenza, del bene che vince ogni forma di male!
Assomiglio molto ai vostri ragazzi e giovani: anche ai miei tempi, tanti miei coetanei erano smarriti, impauriti, persi nelle loro vicende personali, impossibilitati a fare un salto di qualità. Anch’io ero adagiato e spettatore: pensavo a me stesso, ai miei piaceri e alle mie depressioni. Mi hanno salvato due volti: il Volto di Gesù che ho intravisto fra le rovine della chiesetta diroccata di San Damiano, appena fuori dalle mura della città e il volto di Chiara!
Questi due volti mi hanno toccato il cuore e mi hanno cambiato.
Il Volto di Gesù
mi ha ricordato da dove vengo e dove vado: vengo da Dio, sono di Dio e vado a Dio. Il volto di Chiara mi ha ricordato la vera bellezza: quella della fede e della carità
Vi supplico di non far mancare, nei vostri paesi, la possibilità di incontrare Gesù e la Carità: ancora oggi sono volti convincenti e attraenti.
Fare del bene ai poveri, vivere nel bene autentico, conoscere il Bene in persona, cioè Dio, ancora oggi, vi può aiutare a cambiare il mondo.
Da ultimo vi suggerirei di aiutare tutti a fare un esercizio: passare dalle creature al Creatore. È questo il senso del mio Cantico delle creature e del mio amore per il creato nel quale risplende la gloria di Dio! La prima creatura da rispettare è l’uomo, così com’è: ognuno di noi, dall’inizio della vita alla fine, è segnato dalla dignità immensa di essere “a immagine di Dio”, compreso il povero, il malato, il rifiutato, come i lebbrosi che incontravo nelle discariche fuori Assisi.
Infine, non scoraggiatevi delle difficoltà e delle avversità: la perfetta letizia, che ho imparato sulle mia pelle, è possibile anche per voi perché nasce dalla vittoria di Gesù: Lui ci garantisce la buona riuscita del nostro destino.


Cari Arosiani e Carughesi grazie per la vostra ammirazione nei miei confronti e della fiducia che avete nella mia intercessione: io vi accompagno e prego ogni giorno per voi.


A San Francesco ci rivolgiamo per attingere fiducia in questo tempo complesso, ma sempre segnato dalla Grazia di Dio. In attesa di incontrare l’Arcivescovo Mario, affidiamo lui e noi alla Madonna del Rosario che  ricordiamo in questo mese a lei dedicato perché benedica e accompagni tutti.


don Paolo

Foto di copertina realizzata con supporto AI da eRreVierRe communication. L’immagine è puramente illustrativa, non rappresenta la reale situazione descritta nell’articolo ed è utilizzata esclusivamente a scopo narrativo e di accompagnamento al testo.