La carriera

Capita che le persone chiedano come si fa a diventare cardinali o monsignori o come si fa a ad andare avanti nella carriera ecclesiastica. Francamente non saprei bene (non sono esperto di carriere) e sono pure imbarazzato perché non mi paiono domande così interessanti!

Capita però che scopri che un tuo ragazzino dell'Oratorio di 25 anni fa è diventato eccellente primario in qualche grande ospedale o preside in qualche grande scuola e allora si pensa subito alla carriera che un tuo “bambino”, di allora, ha fatto.

Ma capita anche di trovare ragazzi che, diventati adulti, si sono sposati, hanno dato la vita a figli splendidi, stanno facendo sacrifici enormi per educarli e farli crescere nel migliore dei modi. Ma nessuno, o quasi, in questi casi, dice “Che carriera”!

Capita anche di trovare amici che di carriere non ne hanno potuto proprio fare perché provati dalle vicende della vita, dalla malattia, dai problemi, dai tradimenti …. e allora qualcuno dice “Che sfortunati”!

Perché? Normalmente, intendiamo la carriera come un avanzamento di grado. 

E Gesù che idea aveva della carriera? 

In realtà, come ben sapete, non era il suo problema, ma tante persone che gli stavano attorno, desideravano per lui una grande carriera. Era ovvio, nel pensiero del tempo, immaginare Gesù diventato potente dominatore, sovrano indiscusso e senza nemici perché ormai tutti eliminati! 

Gesù, invece, con le sue scelte ha, di fatto capovolto questa idea di carriera e ci ricorda che la sua grandezza, la sua vittoria, il suo “avanzamento di grado” ed anche il suo ascendere al cielo sono invece stati una “gran discesa”!

Una discesa voluta e desiderata dalla perfezione di Dio alla limitatezza dell'umano, anzi, dalla santità di Dio alla peccaminosità dell'uomo. Perché?

Per poter raggiungere il cuore di ciascuno di noi. Il cielo di cui parlano gli Atti degli apostoli e il Vangelo di Luca, altro non è che lo spirito e l’anima di ogni uomo, che Gesù vuole raggiungere e che considera la sua più alta conquista e la sua carriera più riuscita!

Capite allora che la festa dell'Ascensione più che una festa del Signore è una festa di ciascuno di noi perché significa che il Signore ci ha considerato parte del cielo e che ha posto la sua presenza proprio dentro la nostra vita. “Ascende il Signore tra canti di gioia”, canteremo nelle messe di questi giorni. 

Il canto di gioia è il canto di chi, ancora oggi, nonostante tutto, sa riconoscere la bellezza e la necessità di Dio, il canto dei bambini della Prima Comunione, il canto dei genitori che chiedono il Battesimo, il canto di chi vive la carità e il perdono, il canto degli operatori di pace, il canto di chi chiede misericordia dei propri peccati, il canto di chi crea futuro, il canto di chi unisce piuttosto che dividere, il canto di tutti coloro che amano e temono Dio perché la nostra vita possa essere buona e sensata.

Gesù ascende nel tuo cuore, Gesù ascende anche se ti ritieni in basso e anche se pensi di non meritarlo. Quel cielo sei tu!

E Gesù desidera raggiungerti per riempirti di luce e di voglia di vivere. 

Buona festa dell'Ascensione Arosiani e Carughesi, chiamati alle altezze e alle bellezze di Cristo.


don Paolo, vostro Parroco