«Lascia che Cristo sia l’aria che respiri».
Allora, quale direbbe che è la responsabilità di un cristiano oggi?
Mi piace citare un consiglio di sant’Antonio: «Lascia che Cristo sia l’aria che respiri». Si tratta di cercare di vivere vite cristiane coerenti e credibili, che testimonino la speranza, pratichino l’ospitalità, mostrino che cosa significa essere umani, restino attente tanto al dolore quanto alla gioia della condizione umana e coltivino una fascinazione umile per il mistero di Dio.
Queste le parole, molto belle, profonde ed evocative di Mons. Erik Varden, monaco cistercense, giovane vescovo norvegese.
Di fronte allo spettacolo inquietante del mondo segnato da guerre, violenze, ingiustizie, egoismi, ma anche di fronte ai disagi, alle inquietudini vicine e lontane, alle proteste, alle tante forme di ansia, di fatica e di evidente stanchezza ed esasperazione dei toni, ci chiediamo, da credenti, non solo “che cosa sta succedendo”, ma “che cosa è successo” e, soprattutto, “che cosa possiamo donare a questo mondo” un po’ depresso, un po’ violento, sempre più triste!
Chi possiamo essere?
Qual è il dono che possiamo fare?
Una “missione” che oggi ci viene suggerita dalla Giornata missionaria mondiale, è sicuramente l’impegno di tutti e di ciascuno a “custodire e costruire il cuore”: il cuore dei ragazzi, delle comunità, delle famiglie, degli amici …. di ciascuno di noi!
Ma che cosa abbiamo nel cuore?
Che cosa vogliamo che ci sia nel cuore?
Forse la risposta non è così difficile e neppure così lontana: Cristo è ancora la risposta alle nostre inquietudini e ai nostri desideri più profondi!
Quanti problemi in meno avremmo se ci fosse più fede, più speranza, più carità, se avessimo veramente il coraggio della preghiera e del Vangelo!
Il Signore, che adoriamo in questi giorni di Quarantore, benedica tutti, in particolare chi vive l’assedio del male e il desiderio del bene,
“Non abbiate paura, aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.”
Così ci diceva San Giovanni Paolo II il 22 ottobre del 1978 il giorno dell’inizio del suo pontificato.
Così ripetiamo con fiducia anche noi.
don Paolo
© Foto di copertina realizzata con supporto AI da eRreVierRe communication. L’immagine è puramente illustrativa, non rappresenta la reale situazione descritta nell’articolo ed è utilizzata esclusivamente a scopo narrativo e di accompagnamento al testo.