Raccogliere le certezze del Natale.

Quando ci troviamo di fronte a qualcuno che ha fatto veramente tanto si dice: “Più di così che cosa poteva fare?”. Mi pare che, con i dovuti rispetti, al termine di questo periodo natalizio, si possa dire la stessa cosa: “Ma Dio, che cosa poteva fare di più?

La sua libertà è stata talmente grande che niente e nessuno potrà arrivare a tanto: pur di portare salvezza, sì è fatto “carne”, è nato bambino, è vissuto nella concretezza di Nazareth. Quello che era inimmaginabile, diventa vero per una sua decisione libera e volontaria. Questa è Grazia, questa è Salvezza, offerta non per dovere, non per necessità, ma per amore! Al termine di questi giorni raccogliamo questa certezza, custodiamola nel cuore e ricominciamo bene. Il Natale viene per confermare e rinnovare in noi la buona volontà di rimetterci in cammino come hanno fatto i Magi che celebreremo nella prossima festa dell’Epifania. Se dovessi scegliere un passo della Scrittura, vi consiglierei, quasi a conclusione di questi giorni, un brano della Lettera di Paolo a Tito (Tit 2,11) che leggeremo proprio il 6 gennaio:

Carissimo, è apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.

Viviamo non da illusi o da sognatori, ma come uomini e donne che, a partire dalla certezza di Gesù di Nazareth, vivono nel bene e nella luce, rinnegando il peccato e attendendo la “beata speranza”. È la stessa cosa che diciamo a Messa dopo il Padre Nostro: “Liberaci Signore da tutti i mali; concedi la pace ai nostri giorni e con  l’aiuto della tua misericordia, vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo”.

Ma che cos’è la “beata speranza”? La spiegherei in questo modo: se crediamo al ritorno del Signore nella nostra vita (e non solo a Natale), allora è possibile vivere con la fiducia certa e pacificante che il mondo, la storia, il tempo, la vicenda di ciascuno di noi, troverà il suo senso e la sua “buona riuscita” nel piano di Dio che Gesù ha realizzato su questa terra. E allora, come ha detto il Papa la Notte di Natale:

“Mentre l’uomo vuole diventare Dio per dominare sul prossimo, Dio vuole diventare uomo per liberarci da ogni schiavitù. Ci basterà questo amore, per cambiare la nostra storia? Proclamiamo la gioia del Natale, che è festa della fede, della carità e della speranza. È festa della fede, perché Dio diventa uomo, nascendo dalla Vergine. È festa della carità, perché il dono del Figlio redentore si avvera nella dedizione fraterna. È festa della speranza, perché il bambino Gesù la accende in noi, facendoci messaggeri di pace. Con queste virtù nel cuore, senza temere la notte, possiamo andare incontro all’alba del giorno nuovo.


Buona Epifania e buona ripresa del cammino, fiduciosi, anzi, certi della Grazia di Dio. Pace e bene a tutti.


don Paolo, vostro parroco