Il Rito Ambrosiano e il Rito Romano nel tempo dell’Avvento: una ricchezza per il cuore della Chiesa
Durante una semplice uscita domenicale di famiglia, ci siamo ritrovati a entrare in una chiesa di rito romano. I figli si aspettavano di vedere il viola dell’Avvento, ma davanti ai loro occhi c’era un’altra celebrazione: la solennità di Cristo Re dell’Universo. È stato allora che mia figlia, con la spontaneità dei bambini, mi ha chiesto:
“Perché noi facciamo sei settimane e loro solo quattro?”.
Poi, con un sorriso ingenuo, ha aggiunto:
“Meglio per noi, così possiamo tirare fuori prima le cose di Natale!”.
Quella frase mi ha fatto sorridere, ma mi ha anche fatto riflettere: la sostanza dell’azione liturgica non è anticipare le decorazioni, ma preparare il cuore.
L’Avvento non è una corsa verso il Natale, è un tempo di attesa che ci educa alla speranza, alla vigilanza, alla gioia di un incontro che cambia la vita. L’Avvento è il tempo in cui la Chiesa intera si mette in cammino verso il Natale, lasciandosi guidare dalla Parola e dal desiderio profondo di incontrare Colui che viene. Eppure, non tutti percorriamo questo tempo allo stesso ritmo: il Rito Romano e il Rito Ambrosiano vivono due cammini diversi, ma uniti dallo stesso desiderio di preparare il cuore all’incontro con il Signore.
Nel Rito Romano l’Avvento si compone di quattro domeniche, un percorso essenziale e concentrato che invita la comunità cristiana a vivere l’attesa in un clima di vigilanza, di conversione e di contemplazione. L’itinerario liturgico ci conduce dalle parole profetiche che annunciano la venuta del Signore, alla voce di Giovanni Battista che prepara la strada, fino all’accoglienza materna di Maria, la donna dell’attesa fiduciosa. È un cammino rapido ma intenso, che conduce il credente a riconoscere nella nascita di Gesù il compimento delle promesse e la vicinanza concreta del Dio-con-noi.
Il Rito Ambrosiano, invece, conserva una tradizione più antica e più distesa nel tempo: l’Avvento dura sei domeniche. È un percorso più ampio, quasi un piccolo pellegrinaggio spirituale che permette alla comunità di respirare con calma e di lasciarsi accompagnare gradualmente. La liturgia delle domeniche apre lo sguardo sulla venuta finale del Signore e sul cammino del popolo di Israele, che attraverso patriarchi e profeti ha custodito la promessa di Dio. La figura di Giovanni Battista ci educa alla conversione sincera, mentre Maria ci introduce nella tenerezza del Natale con il suo sì silenzioso e coraggioso. Il tempo si dilata, l’attesa si fa più profonda, il cuore si prepara con maggiore consapevolezza.
Questi due ritmi non sono una contraddizione, ma una ricchezza: la Chiesa ci insegna che si può attendere il Signore in modi diversi, ma la meta rimane la stessa. L’importante non è la durata dell’Avvento, ma la disponibilità interiore a lasciarsi trasformare. Ogni settimana diventa un’occasione per ascoltare la Parola, per coltivare il silenzio, per riscoprire la speranza, per rinnovare la fiducia che Dio continua a venire nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nella nostra comunità.
In un mondo che corre veloce, l’Avvento – che duri quattro o sei settimane – è un invito a rallentare, ad alzare lo sguardo, a lasciarsi sorprendere da un Dio che sceglie ancora una volta di farsi vicino. Non c’è attesa più grande di quella che prepara il cuore all’Amore che nasce. E in questo cammino, ogni tradizione liturgica diventa una luce che illumina il nostro desiderio di incontrare il Signore che viene per rinnovare la nostra vita.