“Fratelli, voglio mandarvi tutti in paradiso” (S. Francesco)

Nelle settimane di luglio e agosto mi farò aiutare da alcuni dei “Detti dei Padri del deserto”. Si tratta di brevi insegnamenti, molto efficaci e incisivi. Sono stati raccolti dalla sapienza di uomini e donne del IV-V sec. d.C. che avevano scelto di seguire Cristo rifugiandosi, come eremiti, nel deserto egiziano. Poche parole, ma ricche di fede e di vera e salda sapienza evangelica.  Ecco quello di questa settimana:

Un soldato chiese a un anziano se Dio avrebbe perdonato un peccatore. 
Ed egli gli disse: “Dimmi, caro, se il tuo mantello è lacero lo getterai via?” 
Il soldato rispose dicendo: “No, lo rammenderò e lo rimetterò addosso.” 
L'anziano gli disse: “Se tu ti prendi cura del tuo mantello, 
vuoi che Dio non sia misericordioso con te che sei la sua immagine?”
(dai Detti dei Padri del deserto, CXXXIX)


Viviamo in questi giorni il “Perdono di Assisi”, la grande indulgenza che San Francesco chiese, in visione, a Gesù e alla Vergine Santa e che ottenne dal Papa Onorio III. “Fratelli, voglio mandarvi tutti in paradiso!”, esclamò Francesco, ritornando da Roma dopo aver ottenuto, dal Papa, la conferma dell’Indulgenza straordinaria chiesta e ottenuta da Gesù!

È proprio questo il punto che mi attira e che, tante volte, mi rattrista: Dio perdona sempre (questa è una volontà certa) …., ma bisogna che gli chiediamo questo perdono!  Perché chiediamo così poco di essere confessati e perdonati da Dio? Ecco il senso della Confessione: non un “pedaggio” da pagare o un obbligo rituale, ma un gesto in cui Dio chiede e onora la libertà dell’uomo.

Dio agisce sempre con rispetto, non agisce mai senza interpellare la nostra libertà. Ci chiede di essere partecipi di una Grazia straordinaria attraverso questo gesto semplice, ma potente della richiesta di perdono. La Confessione è necessaria per il perdono dei peccati, non perché Dio abbia bisogno di una formalità o di una “sottomissione”, ma perché vuole che ognuno di noi conservi la più grande dignità che avremo sino alla fine: quella della libertà.

Siamo liberi di peccare, ma siamo liberi anche di chieder il perdono e la pace del cuore.

Mi pare che ci sia un enorme possibilità di pace, di serenità, di speranza nuova a partire da una parola certa, quella del perdono di Dio, che cambia il cuore e lo rinnova. Dio non disprezza il mantello logoro e lacerato, non lo getta via, ma lo raccoglie lo ricuce e se lo mette, di nuovo, sulle sue spalle: è quello che Dio fa con noi ogni volta in cui lo cerchiamo e gli chiediamo la grazia del perdono.

Abbiamo tanto bisogno di tornare a metterci i in ginocchio, non tanto davanti al prete, ma davanti a Dio grande e buono che, attraverso il ministero dei sacerdoti, ancora oggi ci raggiunge e ci ama. C’è grande bisogno di umiltà, c’è grande bisogno di riconoscere che abbiamo bisogno di un “padre”, Padre di tutti e padre sempre.

Facciamoci raccogliere dalla bontà di Dio, facciamoci rimettere sulle sue spalle.


don Paolo 

Foto di copertina realizzata con supporto AI da eRreVierRe communication. L’immagine è puramente illustrativa, non rappresenta la reale situazione descritta nell’articolo ed è utilizzata esclusivamente a scopo narrativo e di accompagnamento al testo.