Che cosa rimane di noi?

La vicenda della donna Samaritana che riascoltiamo in questa seconda domenica di Quaresima, ci offre l’opportunità di pensare alla “consistenza” della nostra vita.


Questa donna rischiava di esser “inconsistente”: a causa dei suoi disordini, forse a causa della sua provenienza, sicuramente per la confusione di cui era diventata, contemporaneamente, vittima e carnefice.

Anche la cenere che ci è stata posta sul capo la scorsa settimana ci ha evocato questo scenario: l’inconsistenza! Una situazione in cui si capisce che, nonostante la mole di concretezza con cui abbiamo a che fare ogni giorno, è possibile che ci sia in agguato questo pericolo: rendersi conto che, nonostante tutto quello che si è fatto e che si fa, non sta rimanendo niente di buono e di consistente! 


L’inconsistenza: «Sta rimanendo “poco o niente” nella vita e della vita!» 


La Samaritana stava sperimentando una situazione di questo genere.

Che cosa la salva? Qual è il punto che le permette una svolta nella sua vita confusa, disordinata e vuota?

È l’incontro con Gesù che le permette di dire: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?».


Questa donna è forse confusa, ma, certamente, molto intelligente perché formula l’ipotesi che fa nascere il cristianesimo: “Che sia lui il Cristo?” Un’audacia inedita: che quell’uomo seduto al pozzo sia Dio?

Anche noi, a volte, abbiamo a che fare con le inconsistenze nostre e degli altri. Tutto questo non ci scandalizza, ma ci interpella: rimanere “schiavi” di un secchio e di un pozzo e l’indomani ricominciare la solita storia o dare una svolta alla propria vita? 


La Samaritana viveva “a caso”: lo si capisce molto bene dal suo racconto.

Dio, però, sfrutta “i casi” della nostra vita per offrirci delle occasioni di “Grazia”!

Dio non è contento nel vederci vivere a caso o nel vederci continuamente a lottare con l’inconsistenza!

Dio costruisce le occasioni e ce le offre: si presenta nel mezzogiorno della nostra vita e ci offre un’altra vita! Confortati dalla vicenda della Samaritana e di tante altre persone che hanno incontrati Gesù (ricordiamo quest’anno Sam Francesco a 800 anni dalla sua morte) sappiamo che Dio prepara, per tutti, una possibilità di svolta perché non tollera che i suoi figli abbiamo meno di quello che Lui ha sognato.

Si tratta però di cercare, chiedere, sperimentare almeno per un poco la Grazia dell’acqua viva.


Ecco perché ci addentriamo con grande fiducia in questa seconda settimana di Quaresima, la settimana degli Esercizi spirituali. Gesù dice alla donna:

«Credimi, donna, viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così, infatti, il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. ». 

Adorare, cioè “portare alla bocca” come dice il significato di questa parola; esattamente come l’atto di nutrirsi o di meravigliarsi o di mandare un bacio.

Anche noi abbiamo bisogno di essere adoratori cioè di nutrirci per essere consistenti, per avere forza, per stare in piedi e camminare verso la meta. Buona seconda di Quaresima e buoni Esercizi Spirituali. 


Vostro don Paolo