La pietra era stata già fatta rotolare via.

Rileggendo i racconti della Risurrezione di Gesù secondo il Vangelo di Marco, ci si imbatte in un particolare di non poco conto che dice così:

1 Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. 2Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. 3Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». 4Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. (Marco 16,1-4)


Un’obiezione, quella delle donne, disarmante, tanto è spontanea e ragionevole. Ma la cosa più irragionevole, se ci pensate, è il fatto che le stesse donne, qualche ora prima, assistettero alla scena di Giuseppe di Arimatea che, dopo aver sepolto il corpo di Gesù nel suo sepolcro, fa rotolare la pietra all’entrata del sepolcro:  

46Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all'entrata del sepolcro. 47Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto. (Mc 15,46-47)


Perché questo? Forse neppure quelle donne, amiche di Cristo, riescono a spiegarcelo, ma possiamo fare un’ipotesi che potrebbe essere la meraviglia delle meraviglie.

L’ipotesi potrebbe essere questa: il cuore e la mente dell’uomo sono “predisposti” per ipotizzare e per desiderare, anche se in modo misterioso e nascosto, il superamento della morte. 

Le donne hanno esercitato questo potere della mente e del cuore, forse senza nemmeno accorgersene e hanno sfidato l’assurdo e l’impossibile. Qualcosa le spingeva a pensare l’impossibile!

Non poteva finire così.

Avevano visto la pietra già rotolata davanti al sepolcro, ma si chiedono chi l’avrebbe spostata!

Avevano visto le guardie che garantivano la chiusura del sepolcro, ma si chiedevano come spostarla!  

Avevano già visto il corpo di Gesù avvolto in un lenzuolo, ma volevano ungere il cadavere!


È più facile e naturale “credere”, “avere fede”, “fidarsi” che il contrario! 

È nella nostra natura poter “credere alla risurrezione”

Molto meno “umano”, e molto meno comprensibile, è pensare che siamo predisposti a dar credito alla fine, alla morte, al male.

Noi nasciamo così: con un destino segnato dalla forza del bene e della vita

I gesti irrituali e inspiegabili che vivono le donne al sepolcro, sono frutto di una fiducia ancestrale che spinge loro, e insieme a loro, tutti noi, a sperare.

Questa “speranza insperabile”, da allora, ha un nome e un Autore: si chiama Gesù Cristo.

Non era e non è umanamente possibile credere che la morte e il male possano vincere!

È invece “umano” credere alla vita e alla risurrezione.

“Ne abbiamo diritto”: il diritto alla speranza, il diritto alla vita, il diritto al bene.

Possiamo anche noi capovolgere l’ovvietà e la banalità del male,  anzitutto con la fede che si basa sulla speranza e che si esprime nella carità. 

È il metodo cristiano: iniziare quando tutto sembra finito, rivivere quando tutto sembra morto, rinascere quando tutto è vecchio e caduco, riprovare quando tutto sembra perso, amare e perdonare quando tutto sembra rovinato dal male, costruire la pace quando tutti sono in guerra.

La vittoria dell’impossibile è la vittoria, ancora oggi, legata a Gesù che entra nel profondo della storia e delle nostre vicende per farci rivivere. 


Buona Pasqua di Risurrezione.

Anche noi, ad Arosio e a Carugo, abbiamo imparato il metodo dell’impossibile reso possibile da Cristo.

Mai più un giorno senza di Lui.

Mai più una domenica senza Eucarestia.

Ma più un risveglio senza segno della Croce.

Mai più una notte senza aver perdonato.

Mai più dimenticarsi il Signore.

Mai dimenticarsi del bacio che gli abbiamo dato.


Una benedizione e una preghiera per tutti, attingendo alla forza del Signore risorto a Carugo e ad Arosio.


vostro Parroco
don Paolo