“Mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano, ma …”
… ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva». (Lc 17,26-30-33)
Si conclude proprio così il Vangelo che leggiamo in questa IV Domenica dopo Pentecoste.
Viene da chiedersi: “Perché? Che cosa facevano di male?” Spesse volte sentiamo dire proprio così: “Che cosa c’è di male? Che cosa fanno di male? Non si fa niente di male?”
Effettivamente mangiare bere comprare vendere piantare e costruire non è assolutamente niente di male anzi! È la vita che va avanti! Il problema, però, è un altro.
Il problema non è che cosa facciamo, ma chi siamo!
Il problema non semplicemente “darsi da fare e don far del male a nessuno, , ma decidere che senso ha tutto ciò che facciamo e per chi/che cosa vivere!
Qual è lo scopo del mio vivere?
C'è un modo di mangiare, di bere, di comprare, di vendere, piantare, che, di fatto, ci porta a, sopravvivere, c'è, invece, un modo di vivere queste cose di tutti i giorni, che ci porta ad essere uomini e donne che fanno della propria vita una missione.
Il problema è proprio questo: per chi e per che cosa mangio, bevo, compro, vendo, pianto, costruisco?
E come? A partire da che cosa?
Decisivo è quello che portiamo nel cuore e non solo quello che facciamo.
Uno dei desideri più grandi dell'uomo è quello di non morire o comunque di non finire; mi pare che mangiare, bere, comprare, vendere, piantare non sia la soluzione, ma, certamente, il mezzo, il sostegno, per costruire quella vita interiore che ci rende veramente vivi e che ci evita l'amarezza di pensare che tutto finisca.
Diventa decisivo capire che cosa abbiamo nel cuore, per chi viviamo e come viviamo.
Diventa decisivo salvare la vita come dice Gesù e la si salva, anzitutto, salvando la nostra interiorità e la nostra anima!
In un tempo in cui è molto facile essere sopraffatti e travolti dalle cose che si fanno e che si devono fare, il Vangelo ci richiama a ciò che permette di salvare la vita: non il semplice fare, o il non fare del male, ma neppure il solo fare del bene.
Che cosa allora ci salva? Una cosa: mettere (il Vangelo dice “perdere” ) la propria vita nelle mani di Colui che è salvezza! E questo, ovviamente, ci permette di evitare il male, fare il bene, vivere e far vivere:
Allora sarà anche più facile capire che cosa e come fare o non fare, come evitare il male, come realizzare il bene.
È l’ascolto ubbidiente e fiducioso di Dio che ci permette di “salvarci” e di stare bene.
Buona settimana.