Per non giudicare nessuno
Tutte le settimane scrivo questo semplice “editoriale” sempre molto volentieri: è un mio modo per raggiungervi (anche chi non vedo), con qualche parola buona e, possibilmente, intelligente. Non so se riesco, ma il desiderio è quello di fare del bene, di dare qualche suggerimento, qualche ispirazione, qualche idea e qualche spunto su cui riflettere.
Nelle settimane di luglio e agosto mi farò aiutare da alcuni dei “Detti dei Padri del deserto”. Si tratta di brevi insegnamenti, molto efficaci e incisivi. Sono stati raccolti dalla sapienza di uomini e donne del IV-V sec. d.C. che avevano scelto di seguire Cristo rifugiandosi, come eremiti, nel deserto egiziano. Poche parole, ma ricche di fede e di vera e salda sapienza evangelica. Iniziamo con questo:
L’abate Giuseppe domandò all’abate Pastor:
«Dimmi, come si fa per diventare monaco?». L’anziano gli rispose: «Se vuoi trovare il riposo in questo mondo e nell’altro, in ogni occasione poni a te stesso questa domanda: “Chi sono io?”. E non giudicare nessuno».
(Giuseppe di Panefo, 2)
L’idea, in quella cultura e in quel tempo, era quella della “perfezione” per raggiungere il Regno dei cieli e la perfezione era identificata con la vita monacale, cioè una vita lontana e isolata da tutto e da tutti. La tentazione era quella dell’isolamento e della superbia. L’eremita Giuseppe ci suggerisce di essere umili e concreti: chiedersi sempre “Chi sono io” e non giudicare nessuno.
Mi pare possa essere un valido suggerimento per i momenti in cui siamo tentati di sentirci i migliori, per i momenti di presunzione, ma anche per le volte in cui saremmo tentati di sottovalutarci!
Nessuno è escluso dalla “perfezione”, ma sempre a partire dalla buona volontà di convertire il cuore.
Il Signore ci benedica e ci accompagni.