Essere una pagina di Vangelo

Riprendiamo il tempo liturgico dopo la Pentecoste che ci metterà di fronte, domenica dopo domenica, ad una grande storia: “la storia della salvezza”.

Questo è anche, di fatto, il vero titolo di quel libro che noi chiamiamo Bibbia.  Bibbia significa “i libri”, ma, in realtà, il racconto che viene narrato, è il racconto che ha come tema la salvezza.

Per “salvezza” si intende non solo qualcosa o qualcuno che viene strappato a un pericolo, nel senso cristiano del termine, intendiamo la volontà di Dio di pensare, per la propria creatura, un destino di bene.

E tutto questo, non solo quando sopraggiunge il male ma sempre, fin dall'inizio, fin da quando una creatura è pensata, voluta, posta nel mondo.


Ognuno di noi nasce con “un destino segnato”. Paolo ci ricorda che “noi abbiamo ricevuto l'abbondanza della Grazia e il dono della giustizia attraverso Gesù”: tutto è iniziato con la creazione e tutto si è compiuto nella persona di Gesù.


A noi è chiesto di fare uno sforzo che è quello di raccogliere tutto questo di esserne consapevoli e di rinnovare, ogni giorno, la nostra adesione, il nostro ascolto e la nostra scelta di Colui che, continuamente, ci viene incontro. Ce lo può suggerire anche Nicodemo che va da a Gesù di notte e che si sente dire proprio questo: ”Dio ha amato il mondo e lo ha amato talmente tanto da dargli suo figlio unigenito perché chiunque creda non vada perduto ma abbia la vita eterna. 

Stiamo vivendo questo mese di giugno che vede la conclusione dell'esperienza della scuola, il profilarsi delle vacanze, le attività estive dell’oratorio: la grazia di Dio ci accompagna e ci sostiene.

Siamo accompagnati da questa grande certezza: ognuno di noi è stato già pensato, salvato e amato da Dio, nessuno escluso.

A noi, però, è chiesto di credere, è chiesto di amare, è chiesto di sperare. A ognuno di noi è chiesto non di essere tutto, ma una pagina di Vangelo.


Mi ha colpito quello che il Papa ha recentemente detto ai vescovi italiani e riuniti con lui lo scorso 28 maggio:

Molti segni ci parlano di stanchezza, di frammentazione, di solitudine. Nelle nostre comunità possiamo talvolta avvertire la fatica di trasmettere la fede, la difficoltà di coinvolgere le nuove generazioni. 
Ma il Vangelo ci riscuote. Gesù, guardando le folle, non vede un problema da risolvere, vede una messe, vede il campo di Dio: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (Lc 10,2). 
Seminatore instancabile, Dio esce ogni giorno nel mondo e sparge con generosità nei cuori il desiderio dell’infinito, di una vita piena, di una salvezza che libera. Sì, grazie a Dio, la messe è molta. Il nostro primo compito è questo: fare nostro lo sguardo del Signore. Non lamentarci soltanto dei terreni induriti né soffermarci semplicemente ai dati statistici, ma saper vedere, con gli occhi del Risorto, il raccolto che Dio stesso ci prepara.


Cari amici, non stanchiamoci di cercare la nostra pagina di Vangelo da realizzare attraverso la vita e il tempo che il buon Dio ci dà.

Buona settimana. 


don Paolo