Uniti per sempre
Se dovessi scegliere, direi che l’Ascensione è una delle mie feste preferite.
È una vicenda strana, ma anche molto coinvolgente perché unisce, “mette insieme” due realtà che, invece, sarebbero proprio diverse e divise, quasi inconciliabili: il cielo e la terra.
Cielo e terra.
Di per sé due realtà così diverse potrebbero rimanere separate, incomunicanti, inconciliabili, impossibili da “mettere insieme”.
Dio e l’uomo. Il Creatore e la creatura. Il Perfetto e il peccatore.
L’Amore dell’Infinito e la fragilità umana. Lo Spirito e la carne.
Come si fa a conciliare realtà così diverse?
Avviene anche nella vita di tutti i giorni. Quante volte facciamo l’amara constatazione che non si riesce a mettere insieme, a conciliare, a unire, a mettere in comunicazione, o, almeno, ad avvicinare le persone, le situazioni in cui ci troviamo, le contrapposizioni, gli scontri, ….
Eppure Dio, che poteva scegliere di essere separato, di non avere a che fare con la nostra diversità, ha unito ciò che sembrava incompatibile: il Cielo e la terra, Lui e noi.
Come ha fatto? Ce lo ricorda in modo molto chiaro Paolo nel brano della Lettera agli Efesini che leggeremo oggi:
8Per questo è detto: Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini.
9Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? 10Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. (Ef 4,8-10)
Mi pare sorprendente il metodo di Dio: unisce ciò che dovrebbe essere separato discendendo e portando con sé in alto, chi era destinato a stare in basso!
La sua scelta è chiara: per unire, bisogna avere il coraggio di immergersi nella realtà dell’altro, bella o brutta che sia e poi, caricarsela sulle spalle e farla salire. Immagino Dio che viene a cercarci nei “bassi” della nostra vita, della nostra storia, delle vicende in cui ci troviamo e ci prende per mano, ci mette sulle spalle e ci porta via perché possiamo essere dove è Lui! Dio vuole i suoi figli “in alto”, nei cieli, cioè uniti a Lui nella libertà dal male e dal peccato, nella bellezza dell’amore, nella certezza della speranza, nella fiducia e nella fedeltà di un’amicizia che non avrà mai fine.
Quante volte Dio fa proprio come un papà che prende il bambino piccolo da terra, lo solleva in braccio e lo porta in alto, magari mettendoselo sulle spalle perché possa sentirsi grande, alto, contento di vedere la vita e il mondo da un punto di vista privilegiato.
Dio ci porta in alto.
Forse, anche noi, potremmo avere questa bella idea di portare in alto qualcuno: i nostri figli, le nostre famiglie, la nostra comunità …
Pensiamo all’Alto che i nostri bambini della prima Comunione e i ragazzi della Cresima stanno vivendo in queste settimane.
Forse dovremmo ricordarcelo maggiormente: siamo in Alto!