Fiducia reciproca

27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». (Gv 20)

Credenti.

Quante volte usiamo questa espressione per esprimere la condizione di chi ha la fede. Ma chi sono i “credenti”?

Spesso pensiamo a persone, ormai entrate in un ruolo, in una situazione definita e definitiva.

In realtà, come suggerisce il modo gerundio del verbo “credere”, essere “credenti” significa vivere una condizione in cui ogni giorno, ogni momento, si sceglie di credere, cioè di mettersi nella mani sicure di Dio affidando a Lui la vita, il futuro, il senso di tutto.

Non si è mai finito di credere e di diventare “credenti”!

Credere è una decisione continua della nostra libertà e della nostra coscienza.

Fino all’ultimo giorno della nostra vita saremo chiamati a questo sforzo e a questa dignità: poter vivere da “credenti”, piuttosto che da increduli, da scettici o da arresi.


In questo senso, Tommaso, ci aiuta e ci provoca. Con la sua pretesa” di mettere la mano nella ferita del costato di Gesù, pone al Signore una questione importante: voleva essere protagonista, nel suo presente, di quell’incontro, di quella “constatazione”, di quella bella notizia.

Tommaso ha il coraggio di “pretendere” di vedere il Signore e di incontrarlo personalmente. 

La sua richiesta mi sembra, oltre che legittima, anche “santa”, però cade nell’ingenuità di “pretendere”: vuole incontrare Gesù allo stesso modo con cui l’hanno incontrato gli altri discepoli. 

Tommaso non sa ancora che siamo entrarti nel tempo dello Spirirto che ci permette di superare le barriere e le distanze di spazio e di tempo: fra Lui e noi non ci sono più ostacoli!

Lo Spirto ci rende contemporanei di Gesù e ci permette di “vederlo e incontrarlo” ancor più intensamente rispetto ai primi testimoni. 

Noi, credenti, di oggi, insieme a Tommaso, possiamo fare esperienza non tanto della presenza fisica di Gesù, ma, addirittura, del suo amore, della sua pace, della sua forza che sono legate non più a un tempo, a uno spazio, a un corpo, ma a una fiducia reciproca.

San Paolo, ci dice che “siamo partecipi della pienezza di Dio”, cioè non ci manca più niente! 


vostro Parroco don Paolo